Benvenuto “Noob”

Sono due le domande che ci si pone quando un nuovo giocatore si approccia per la prima volta ad Overwatch: quale eroe sceglierà? E perché proprio Widowmaker?

Il nuovo giocatore (da qui amichevolmente ribattezzato “noob” o “niubbo”) entra su Overwatch dopo aver visto le sfide dell’Overwatch League, rinfrancato dal fatto di non dover essere un undicenne coreano per poter eccellere nel gioco dato che, dopo lo sfavillante avvio, anche i Seoul Dynasty di quando in quando hanno preso sonore legnate.

È sicuro di sapere come si giochi ad un FPS, ma è anche abbastanza umile da comprendere di doversi allenare un po’ prima di potersi lanciare nelle sfide vere e proprie. Per questo coglie con gratitudine l’opportunità di fare pratica che gli viene concessa dalle partite contro l’A.I.

Il niubbo sfoglia rapidamente la lista degli eroi e il suo cervello processa in mezzo secondo: Widowmaker. Il cecchino camperone è la prima scelta di qualsiasi noob che si rispetti (per inciso: non si usa la parola “noob” con accezione necessariamente negativa, ma come constatazione).

Stare fuori dall’azione, osservare gli altri giocatori e infliggere morte da lontano, comodamente arroccati in una posizione sopraelevata, è un istinto che deriva da quello di sopravvivenza del videogiocatore.

Il noob non è conscio del fatto che su Overwatch il ruolo del cecchino non sia esattamente uguale a quello che si può trovare su Call of Duty o Battlefield, ma è una cosa che scoprirà in seguito.

In seguito, non subito, perché, come detto, il niubbo si butta sulle partite contro A.I. La sua prima impressione, dopo tre partite dominate contro i bot di livello facile, è quella di essere un talento naturale, un astro nascente di Overwatch, FLETA spostati perché adesso arrivo io.

Le differenze tra i gameplay visti su Youtube o Twitch e le partite contro i bot sono qualcosa che non può essere percepito. Anzi. Gli sembrava molto più difficile visto in streaming, ma adesso che ci sta giocando è tutto molto più semplice.

“Perché?” è una domanda estranea al cervello del niubbo.

Ma lui è scrupoloso e, prima di lanciarsi nelle partite rapide, alza il livello di difficoltà dei bot. E fa ancora una strage. Più o meno come me che, appena entrato, facevo gli sfracelli con Zarya contro i bot, per scoprire poi che invece è, tristemente, un personaggio che non so assolutamente giocare.

Dopo aver passato una decina di partite a dispensare headshot alle statuine di gesso che sono i bot in modalità facile/normale, quindi, il niubbo si lancia nelle partite rapide.

Dopo un’attesa relativamente breve, con le mani che gli sudano per la strizza, si ritrova nella schermata di selezione dei personaggi e scopre subito un’importante verità: non è il solo a voler fare il cecchino. Lui entra, e ancora prima di ricordarsi dove sia Widowmaker nella barra in basso, l’eroe è già stato preso.

Lui fa un tentativo diplomatico scrivendo in chat “widowmaker please”, e quello gli risponde in cirillico. Fine dei giochi.

Frustrato, ma non così rosicone da abbandonare la partita solo perché il suo champ è stato pickato, ripiega su quello che, vedendo gli altri giocare, gli è sembrato il più affine.

Snobba Ana perché c’è scritto “support”, e va quindi dritto su Hanzo.

Ora. Tutti sappiamo che Hanzo è un champ che richiede 12/10 di vista per poter essere usato in maniera efficace. È a tutti gli effetti un cecchino (anche se poi ha skill AoE), ma non ha zoom sulla mira. In più il timing di tiro non è immediato. Noi lo sappiamo, ma il noob no.

Il noob inizia la partita e scopre il suo errore. La sua prima azione è quella di cercare effettivamente uno zoom ma, per quanto insista nel tentativo di consumare F1, nessuna skill di questo tipo appare nell’elenco delle mosse dell’arciere.

Ha così inizio uno stupro dei videogame (qualsiasi) della durata di cinque minuti, in cui il noob non azzecca un tiro che sia uno, nemmeno quelli AoE e dopo i primi due minuti, passati a tirare frecce al nulla, inizia ad avvicinarsi per aumentare le probabilità di colpire qualcosa. Ma più si avvicina più scopre che, contro avversari che ti saltano attorno come canguri con un peperoncino nel sedere, da vicino è paradossalmente ancora più difficile colpire qualcosa e più lui cerca di avvicinarsi per colpire qualcuno, più muore.

Dopo la prima partita il noob ha imparato a memoria la disposizione di qualsiasi oggetto all’interno del punto di respawn perché, su cinque minuti di gioco, quattro li ha trascorsi lì.

La prima partita è finita. L’orgoglio brucia da morire, ma lui SA, perché lo sa, che tutto questo è successo solo perché non ha potuto prendere Widowmaker.

Così per la seconda partita si prepara e, appena appare la schermata di selezione dei personaggi, lui punta dritto sulla sua scelta.

Solo dopo essere entrato in partita si accorge di essere in modalità schermaglia.

Quando la partita inizia realmente, e si torna alla selezione, qualcuno è di nuovo più veloce di lui. Un instalock di una rapidità tale che lui nemmeno se ne accorge, clicca comunque su Widowmaker, e poi passa venti secondi a chiedersi perché il gioco non gliela faccia selezionare.

Quando capisce cosa è successo, ancora fresco del dolore allo sfintere datogli dalla prima partita, lascia il matchmaking.

Il terzo tentativo è quello buono.

Pronti. Via. Si comincia e il noob si prende il primo posto sopraelevato che trova ed aspetta.

Aspetta. Aspetta. Aspetta ancora. E potrebbe continuare ad aspettare per un bel po’, dato che il posto sopraelevato non è necessariamente quello con la migliore visuale sull’azione. Dopo quasi un minuto di inattività decide di scendere per cambiare postazione, e viene prontamente freddato da un Reaper di passaggio. Ma la partita è appena iniziata.

Il secondo punto scelto (mentre è ancora a 0 kill, 0 danni fatti, 0 tempo sull’obiettivo) sembra essere migliore. Vede gli avversari. Zoom… Mira… Mancato. Zoom… Mira… Mancato. La terza andrà meglio. Zoom… Ed una cosa enorme gli copre la visuale. Una D.Va è felicemente volata verso la sua posizione, scudi alzati e missili pronti. Si consuma l’ennesima brutale violenza durante la quale il niubbo tenta di zoomare su un avversario che sta a trenta centimetri dalla sua faccia, non vede niente, spara un colpo riuscendo a mancare anche quello, e poi muore per un attacco melee.

La prudenza inizia a farsi largo nei pensieri del noob, e al secondo respawn decide quindi di unirsi al gruppo.

Si posiziona nel punto che gli sembra più sicuro: dietro lo scudo di Orisa. È protetto ed ha una mitragliatrice pesante semovente accanto: cosa potrebbe andare storto? Anche la visuale non è così pessima.

Zoom… Mira… Colpito! Non è morto, ma l’ha colpito. Spara ancora, ed ancora. Qualcuno lo manca, qualcuno lo prende, ed i nemici non possono colpirlo perché è dietro lo scudo.

È arrivato il suo momento: ora deve solo affinare la mira ed il timing contro questa gente che sembra avere le molle ai piedi. È così concentrato che il rumore sordo di sottofondo, quel rumore di motocicletta arrembante, lo sente a malapena. Ha lo zoom attivato, e quindi non può vedere tutti i suoi compagni di squadra fuggire alla ricerca di una posizione sicura. Non si accorge di nulla fino a quando la rotobomba di Junkrat non gli esplode sotto il sedere.

La partita finisce quando lui è appena respawnato. Sconfitta.

“Forse in realtà il cecchino non è proprio per personaggio per me”, pensa.

Pensa bene, ma i suoi dolori sono appena iniziati.

“Ecco, userò questo, l’ho visto fare macelli e uccisioni quadruple durante le altre partite, sicuramente le farò anche io”.

E fu così che il niubbo scelse Bastion.

 

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